Sondino di stato. Bioetica e religione in un paese perennemente in controtendenza
Articolo di Francesca Turcato
Liberticida ed incostituzionale, queste le accuse per il Ddl Calabrò, approvato dal Senato lo scorso 26 marzo e che, se tradotto in legge, regolerà le decisioni dei cittadini riguardo allo spinoso tema del “fine vita”.
Tale disegno di legge, che ha causato aspre polemiche tra maggioranza ed opposizione, nonché profonde spaccature all’interno dell’opposizione stessa, mira infatti a introdurre importanti novità in materia di testamento biologico.
Oltre a vietare qualsiasi forma di eutanasia, esso rende la dichiarazione anticipata di trattamento dei cittadini (Dat) sostanzialmente inutile, in quanto non più vincolante per il personale medico – diversamente da quanto attualmente in vigore grazie al “consenso informato”, che vincola il medico al rispetto della volontà espressa dal paziente, riconosciuto come unico titolare della decisione.

Inoltre, l’art. 3 cancella di fatto la possibilità di rifiutare terapie con potenziale carattere di accanimento e vieta la sospensione di alimentazione e idratazione forzate, trasformate, contro l’opinione medica internazionale, da veri e propri trattamenti medici in “forme di sostegno vitale”irrinunciabili.
Fortissime le critiche piovute su questo Ddl: – contrasterebbe infatti con gli articoli 2 e 32, che sanciscono il diritto del cittadino all’autodeterminazione ed al rifiuto delle cure mediche – nonché in palese controtendenza rispetto a quanto affermato nei più moderni ordinamenti giuridici europei.
Ma qual’è la situazione oltralpe? È pressoché immediato notare alcune palesi differenze: in Danimarca si può chiedere di non essere tenuti in vita con il testamento biologico. In Svezia il suicidio assistito non è punibile e l’eutanasia (attiva) è depenalizzata.L’Olanda è stato il primo paese a depenalizzare – nel 2000 – l’eutanasia, se richiesta dal malato ed approvata dal medico, mentre in Belgio essa è disciplinata per legge.In Francia la “morte dolce”’ è illegale, ma il codice distingue tra eutanasia attiva (morire grazie all’aiuto di un’altra persona) e passiva (lasciarsi morire rifiutando le cure).
In Gran Bretagna l’eutanasia è illegale, ma vi sono stati casi in cui la legge l’ha consentita per malati incurabili tenuti in vita artificialmente.In Germania e in Spagna le disposizioni testamentarie normali permettono di fornire indicazioni anche sul proprio diritto a morire, benché la situazione si differenzi da regione a regione.
È difficile, tenuto conto di tali diversità, non sospettare una certa ingerenza delle gerarchie vaticane – che hanno plaudito all’approvazione del Ddl - nella determinazione dei contenuti etici del Disegno Calabrò.
Insomma, mentre negli altri paesi le leggi sono formulate nel pieno rispetto della libertà di coscienza di tutti i cittadini, in Italia l’uso politico dell’etica religiosa sembra riuscire ad imporsi nuovamente, grazie a una maggioranza irreggimentata, e a un’opposizione titubante e perennemente divisa.









Comments
Un quadro lucido che segna un ritorno netto e desolante delle limitazioni ai diritti fondamentali del cittadino in Italia. Diritto al lavoro, all'informazione, allo studio, alla vita e alla (propria) morte: sono "diritti" che nel nostro paese vengono "storti" da pressioni di potere che fanno prevalere interessi di parte piuttosto che di quelli comuni .
"Antonio" puoi documentarmi quando e dove la morte figura da qualche parte come "diritto"? E' un diritto che viene dalla legge, dalla Costituzione, oppure un "diritto"che si stanno inventando i pro-eutanasia per la loro propaganda?
I diritti al lavoro, all'informazione, allo studio sono diritti perché sono finalizzati alla vita, o meglio: ordinati alla piena realizzazione di essa e della persona umana all'interno della propria vita. Ripeto: all'interno della propria vita.
Il "diritto" di morire è una contraddizione proprio perché finalizzato alla morte, cioè il contrario di tutto ciò che è invece è ordinato per la vita e per il quale tutti i veri diritti sono orientati.
Non confondiamo il "diritto" con un "desiderio": non sono la stessa cosa. Si può avere "desiderio" di morire perchè si è depressi, perchè si è soli, perchè non ci si sente amati. Morire non è un diritto. E non lo dice certo la "fantomatica" e "oscurantisca" Chiesa: lo diceva già Ippocrate nel suo famoso giuramento. Usiamo il buon senso, prima di tutto.
Fabrizio, innanzittutto mi sembra chiaro dal contesto che si stia parlando dell'eutanasia e non del suicidio (sei stato tunil primo a dire"usiamo il buon senso,prima di tutto"). Ma non voglio fare ulteriori polemiche e mi piacerebbe capire cosa ne pensi TU sul tema (cerchiamo di essere costruttivi no? altrimenti che ci scriviamo a fare su un blog se uno si esprime solo sulle idee degli altri senza lasciare la propria impronta).
A te chiedo in particolare se credi che i legislatori di tutti i paesi in cui è stato riconosciuto il diritto a metter fine a INUTILI sofferenze (e parlo di quei casi in cui di VITA non si può più parlare perché la persona interessata non ne ha più la consapevolezza) siano usciti di testa oppure abbiano ratificato un'evoluzione del diritto della persona (Ippocrate era testimone del suo tempo, è passato qualche millennio) e della medicina?
je suis daccord!!
la vie change chaque seconde ouiiiii:)
parfois faut faire attention
et pourquoi ne pas refaire ca une fois encore
faut surtout respecter ses idees
seulement ceux qui vivent ca peuvent savoir combien c difficile
lavenir est prometteur dans ce domaine
c pas si difficile que ca non?!!
Caro Fabrizio,
nessuna apologia dell'eutanasia in quanto tale. Solo una lotta per l'autodeterminazione della persona, contro l'ipocrisia del potere.
Caro Fabrizio,
nessuna apologia dell'eutanasia in quanto tale. Solo una lotta per l'autodeterminazione della persona, contro l'ipocrisia del potere.