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Torino

Tutto in una borsa...e che TFF sia!

Ho una fantastica borsa in pvc, nera con un logo rosso. La accarezzo con gli occhi come da bambina lisciavo i regali di Natale ancora impacchettati sotto l’albero. Fino alla fine della settimana la porterò a spasso con fare da sciantosa, come la più preziosa it-bag. So che non sarò l’unica e quando incrocerò altre signorine -ma anche dei giovanotti- con la stessa borsa, ci scambieremo un sorriso d’intesa e magari potrà addirittura capitare che con qualcuno diventerà la scusa per fare due parole, alla faccia del luogo comune che a Torino la gente è fredda e diffidente. A distinguerci l’un l’altro, noi con la borsa di pvc nero e il logo rosso, sarà il gingillo colorato che porteremo al collo. Borsa, badge, cordoncino portano tutti lo stesso logo: TFF. E Torino Film Festival vuol dire magia. Una magia che non è solo quella del cinema, ma è propria di una città che -complice il frescolino di fine novembre, le luci d’artista ormai accese, i tanti forestieri che arrivano con la scusa di un film e poi si ritrovano in uno scenario inatteso- assume un’aria decisamente sparkling. Da parte mia questa del TFF è una tradizione, un punto fisso nel mio autunno, che bramo e poi mi gusto voracemente. Negli anni è cambiato il tempo da dedicarci, le pagine su cui scriverne, gli amici e i colleghi con cui parlarne. Però è sempre con dovizia che sottolineo e organizzo il mio programma personale, ed è con sottile piacere che mi concedo una trasgressiva sessione di corti in pausa pranzo, per non parlare poi dello stupore con cui durante il TFF mi trovo davanti agli occhi una Torino inedita. Oltre a tutto questo, tra le novità di quest’anno, penso che a darmi particolare soddisfazione non sarà il tanto declamato nuovo tappeto rosso gremito di star, quanto il Giardino d’Inverno di piazzale Valdo Fusi, dove transiteranno gli addetti a lavori, di certo sì anche qualche nome, molta musica, bicchieri e si spera qualche aneddoto da raccontare su queste pagine.

Eleonora Palermo

Vinicio strega i Murazzi, Mole contro mole

di Filippo Lubrano

"All'imbuto" è la dedica che strizza l'occhio a chissà quale esoterica pratica alcolica con cui un Vinicio ancora agli esordi ha siglato il poster che campeggia in entrambe le declinazioni di Giancarlo, lato destro e lato sinistro dei Murazzi.

Ed è una notte da distillare, da far decantare nel tempo, per smaltirne la sbronza, per assaporarne il retrogusto, quella del 21 dicembre 2010, antiantiantivigilia di Natale (negazioni dispari comunque negano).

Una notte di corpi stipati, mole contro mole, all'ombra della Mole, nella giornata che congiunture astrali incredibili ha reso la più buia degli ultimi 400 anni.

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Così, mentre Envisia serve al banco acqua minerale - e San Simoni in quantità - sul palco Vinicio ripaga dell'attesa di oltre un'ora e mezza sull'orario di inizio ufficiale (tempi tecnici di carburazione) i suoi fedeli, dispensando arie di poesie e Tanchi del Murazzo come omaggio alla città che forse è l'unica non di provincia davvero sua.

La folla sotto si muove, saranno 300, anzi, 400, 500, mille, un milione, i corpi torvi che non hanno controllo di membra, ma si muovono come un tutt'uno, come ali del Grande Tacchino, inseguendo l'Ultimo Amore, ondeggiando sulle ginocchia tutti uguale.

All'Una e Trentacinque circa Vinicio è ancora in piedi, la giacca bianca ricamata, le mani al cielo, a mandare la sua benedizione-strenna di Natale, mentre Wonder mostra Meraviglia tatuata anche sulle chiappe, e dal palco Giancarlo accompagna Chinaski nelle letture dei giorni più duri, che scolorano sempre come i ricordi al bar.

E dalla volta del cielo dove un giorno erano stipate pescherecci ordinati, cadono lustrini rossi dappertutto.

E buonanotte.

Café Torino alla Conferenza "Women & Work"

L'8 Marzo a Torino

Articolo di Gerarta Zheji Ballo

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120 persone da 40 paesi sono arrivate a Torino il 7 e l'8 marzo accogliendo l'invito dell'European Training Foundation (ETF): discutere della condizione della donna oggi e di come promuovere la parità tra i sessi.

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GTT contro Fiat: la lotta per la mobilità made in Turin

"Articolo di Filippo Lubrano''

Tempi, costi ed impatti ecologici negli spostamenti infracittadini di una normale giornata di lavoro.

Fiat 500

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Tutti vanno al lavoro. Certo, quelli che il lavoro ce l’hanno. E purtroppo, di questi tempi, già questo primo filtro screma di molto l’universo statistico iniziale. Ma quelli che non vanno al lavoro, difficilmente passano la giornata in casa. C’è chi va a scuola, chi all’università, chi a fare volontariato, chi all’ufficio di collocamento, chi a fare le spesa. Muoversi è un’esigenza cogente, intrinseca all’uomo. Nasce da qui la branca della logistica che si specializza nei trasporti. Scienza affascinante per antropologi, filosofi, imprenditori e semplici impiegati del settore automotive, ad esempio.

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Elvis rivive a Torino

Articolo di Carlotta Pigella

Il Soulful Gran Varietà dedica una serata al Re del Rock

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Quando i giovani torinesi si ritrovano immersi nelle nebbie invernali della loro città, dove vanno a rifugiarsi? Come ricreare il clima dei Murazzi e del Valentino? Dove ripescare quella musica? Anche quest’anno, si possono riscaldare allo Spazio 211 per il Soulful Gran Varietà, lo show mensile del sabato sera torinese

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Volontariato in tempo di crisi

Articolo di Antonio Oliva

Lo strano caso di Davide Canavesio

Ue volontari

L’economia è in crisi, lo sanno tutti e ormai non fa più notizia. Al contrario, un’azienda che concede ai propri dipendenti di far volontariato durante l’orario lavorativo, di questi tempi è sicuramente una notizia che non passa inosservata. La singolare idea è venuta a Davide Canavesio, amministratore delegato della Saet Group di Leinì in provincia di Torino. L’azienda è leader italiano nella progettazione e realizzazione di soluzioni e impianti “su misura” per il trattamento termico a induzione e conta su 330 dipendenti operanti nelle sedi in Italia, India, Cina, Thailandia e Stati Uniti. E’ un settore altamente specializzato quello della Saet, le cui applicazioni vanno dall’energia, all’ambiente e alle nuove frontiere della bio-medicina. È facile comprendere come l’azienda punti molto su ricerca e sviluppo come antidoto alla crisi. Questo non ha impedito al giovane imprenditore di avviare “Saet social”, un’attività di sostegno sociale nella quale “libera” lavoro per convertirlo in ore di volontariato. A proprie spese. L’azienda, infatti, ha deciso, in coordinamento con i sindacati, di concedere ai dipendenti che ne fanno richiesta 5 ore mensili di permessi retribuiti per fare del volontariato sul territorio.
La redazione di Café Torino ha chiesto a Davide Canavesio di spiegare in dettaglio l’iniziativa.

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Il percorso della speranza, ieri e oggi

Articolo di Chiara Santoro

Ottanta scatti per riflettere alla mostra “Berlino: la libertà oltre al muro” a Torino
Una nonna scatta una foto alla sua nipotina; sullo sfondo le macerie del muro, il simbolo della distruzione che porta miracolosamente un analogo messaggio di speranza a quella nuova nascita. Un incisivo scatto di Wolker Doring che ben evidenzia come le speranze del XXI secolo siano concentrate nei pezzi di storia che stanno andando in frantumi insieme a quel muro.

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Open Mind*: per l'integrazione Torino punta sui giovani

Articolo di Eleonora Palermo

Open MindStimolare le dinamiche dell'integrazione e far riflettere sui valori della cittadinanza attiva. È questo l’obiettivo di Open Mind* , la manifestazione che la Città di Torino organizza per celebrare la “settimana della cittadinanza”. Dal 27 al 31 ottobre, nella centralissima piazza Castello, compariranno due padiglioni che -insieme alle sale del cinema Romano, e a quelle del Circolo dei Lettori- accoglieranno gli oltre cento ospiti della kermesse: esponenti dell’attualità, dell’economia, della cultura, dello sport legati alla città.

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La Commedia Umana a Rivalta

Articolo di Giacomo Rosso

L’umanoide di cemento illumina gli affreschi. I “relitti della strada”, plastiche e lamiere, sono sospesi nell’androne ottocentesco. L’oculare di plexiglass oscilla, solo in apparenza, pericolosamente, all’ingresso del parco. Il Castello di Rivalta, alle porte di Torino, sarà site specific de “La commedia umana di Balzac”. Due settimane (dal 26 settembre all’8 ottobre) di esposizione per un esperimento di arte contemporanea.

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Intervista al console onorario d'Albania, Giovanni Firera

Articolo di Gerarta Zheji Ballo

Console, il 28 giugno in Albania si sono svolte le elezioni politiche, vinte dal PD di Berisha grazie ad un’alleanza post-elettorale con il LSI del socialista Meta. Che cosa si aspetta la comunità albanese del Piemonte da queste elezioni?

Io credo che la comunità albanese del Piemonte si aspetti da queste elezioni un vento di novità sia dal punto di vista delle prospettive e dei programmi, che di tutti quei progetti che serviranno ad ammodernare le strutture del Paese. Ad esempio, in questi anni si è portato avanti un progetto che riguarda il sistema di equiparazione dei contributi previdenziali, che è nato proprio qui a Torino, tra l’Italia e l’Albania. Spero che il prossimo Governo, qualunque esso sia, prenda a cuore questo problema.

Se dovesse tratteggiare le caratteristiche di questa comunità? 

Una comunità che sta acquisendo voglia di essere presente sul territorio. Molte cose sono cambiate in questi ultimi anni. Siamo passati dalla paura di apparire, all’essere visibili, alla consapevolezza dell’appartenenza e all’orgoglio dell’identità nazionale. Molto di tutto questo si deve ai giovani albanesi. Ma bisogna anche dire grazie agli “albanesi della prima ora” che con i loro sacrifici hanno saputo porre le basi per un futuro migliore dei propri figli qui in Italia.

Qual è lo spazio occupato dai giovani all'interno di questo contesto?

E’ uno spazio vitale, pieno di buoni propositi e di speranze. Le loro esigenze si avvicinano molto a quelle dei ragazzi italiani. Intelligenti, determinati e con obiettivi precisi: queste sono le caratteristiche dei ragazzi albanesi che studiano nelle università piemontesi. Ho partecipato qualche giorno fa a un progetto del Comune di Torino che riguarda i cittadini di seconda generazione. Ho incominciato parlando dell’emigrazione del popolo italiano, per evidenziare la ciclicità di certi eventi, e per spiegare quanto l’identità di popolo debba essere salvaguardata.

Il 26 giugno è stata inaugurata agli Antichi Chiostri (in via Garibaldi 25) la mostra fotografica "L’Albania si scopre. Immagini da una storia ancora in corso" cui è seguito al Circolo dei lettori il convegno sul tema "Immigrazione e integrazione", che si collegava al tema più ampio dei fenomeni migratori e della loro portata in tutte le epoche attraversate dall'uomo. Quali sono le sue impressioni sull'evento?

"L’Albania si scopre" è stato un evento molto importante che ha coinvolto tutta la comunità albanese in Piemonte. Raccontare la storia e le origini di un Popolo è fondamentale. E’ importante anche che il territorio ospitante comprenda meglio gli aspetti sociali e umani dei processi storici avvenuti. In Piemonte, in questo, c’è molta consapevolezza. Il superamento di concetti sociali egoistici e privatistici/individualistici è un fatto oramai ineluttabile.

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