Per cortesia della pagina FB di Festival della TV e dei Nuovi Media - Dogliani (CN)
Se aveva deciso di essere un evento ricco di contrapposizioni, il Festival della Tv e dei Nuovi Media (alla sua prima edizione, dal 4 al 6 maggio) c'è riuscito in pieno. Partendo proprio dalla location: Dogliani, paesino di 5.000 anime in mezzo alle Langhe piemontesi, totalmente irraggiungibile per i fortunati non possessori di una macchina (da Torino ci si impiega più di due ore), patria dell'illustre Einaudi e dimora attuale dell'altrettanto illustre Carlo de Benedetti. Ce n'è abbastanza per richiamare alla mente il più classico degli elitarismi piemontesi e per far storcere il naso ai più, abituati a vedere eventi del genere in centri come Torino, Milano, Roma. Eppure l'organizzazione ripaga subito dell'odissea della trasferta: l'intero paese mobilitato per accogliere gli ospiti: ragazzi e ragazze ai tendoni di benvenuto, gentilissimi nel distribuire informazioni e bottiglie d'acqua, e stand di degustazione di prodotti tipici locali – insomma, una grande occasione per l'intero paese per farsi un po' di pubblicità. Al momento del saluto del sindaco, poi, tanti strabuzzano gli occhi: Nicola Chionetti, eletto due anni fa nelle fila del PD, è un ragazzo di 25 anni (classe 1986). Per 2 anni è stato il sindaco più giovane d'Italia (superato, lo scorso maggio, dall'allora diciannovenne Salvatore Paradiso, divenuto sindaco di Bonea nel beneventano succedendo a... suo padre).
I DUE VOLTI DEI MEDIA La curiosa contrapposizione incontrata negli aspetti logistici e organizzativi prosegue anche nei temi trattati sotto forma di proficuo scambio di esperienza fra volti nuovi e vecchi della tv. Come durante la prima sessione, quando diversi reporter di guerra (da Toni Capuozzo a Fabio Bucciarelli) raccontano le loro esperienze. Alcuni con disillusione, altri con consapevolezza, altri ancora con fervida eccitazione – ma senza che questo contrasto stoni, anzi. La differenza fra i discorsi posati dei corrispondenti più scafati con quegli vividi dei più giovani è evidente e ben illustra le diverse facce di uno dei mestieri più difficili del mondo, quello di chi racconta la sofferenza altrui senza sapere se quello che fa aiuterà ad alleviarla. Anche il secondo incontro procede su binari simili. Relatori, un giornalista della vecchia scuola come Giovanni Valentini (una vita a Repubblica ed Espresso) a discutere di informazione giornalistica nell'era di Internet con i più giovani Mario Giordano (Mediaset), Luca Telese (La7) e Sarah Varetto (SkyTG24). Alla fine ne emerge una sostanziale continuità fra vecchio e nuovo (pur con mille distinguo): i nuovi media saranno benefici per la TV, che avrà l'opportunità di reinventarsi e migliorarsi com'è stato, a suo tempo, per la radio all'avvento proprio del piccolo schermo. In fondo il mestiere è sempre quello del giornalista: cambiano solo i mezzi.
I MILLENNIALS Questa proficua contrapposizione, però, si inceppa nel pomeriggio. I ragazzi di Langa Media, giovanissima realtà di videomaker delle Langhe, decidono di posticipare il loro intervento alle sei. Ed è un peccato. Perché nella sessione successiva si pontifica di Millenniums (ovverosia i giovani della Generazione Y, quelli nati fra il 1981 e il 2000) senza che sul palco ne salga nemmeno uno: a discuterne sono invece il dirigente di MTV Italia Antonio Campo Dall'Orto (classe 1964), il direttore de La Stampa Mario Calabresi (1970), il dj Linus (1957) ed Enrico Ghezzi (1952), ideatore di Blob. Il tema del futuro dei Media in relazione ai Millennials è quindi trattato sì con criticità ed intelligenza, ma senza un contraltare utile alla discussione. Eppure non è che manchino Millennials in gamba. Sarebbe bastato aspettare la discussione successiva per rendersene conto, ascoltando quello che ha da dire Claudio Di Biagio, ventidueenne regista di Freaks!, la prima web-serie italiana (due milioni di visitatori su Youtube, più o meno gli stessi che su Sky hanno guardato, pagando, l'osannatissimo Romanzo Criminale): “io non vedo l'ora di mettermi in gioco, di imparare davvero a fare il regista, di mangiare tanta merda”.
Dal sito di Freaks!
VECCHI E NUOVI MEDIA, VECCHIA E NUOVA ITALIA Aldilà dei successi dei singoli, però, diventa sempre più evidente il problema di una generazione, la nostra, che all'estero è assoluta padrona dei nuovi media e che in Italia fatica persino a ritagliarcisi una nicchia. Non perché non sia in gamba – e i ragazzi di Freaks lo dimostrano – ma perché l'autoreferenziale (e vecchia) classe dirigente nemmeno si prende la briga di conoscerla. Perchè? È sicuramente plausibile la spiegazione di Dall'Orto: è un problema legato alla struttura del mercato del lavoro. I vecchi non escono, i giovani non entrano: un redattore di 30 anni potrebbe dare il suo apporto in qualsiasi giornale, ma per avrne uno bisognerebbe che ne sostituisse un altro. Sarà pur vero, ma non è tutto. Lo sottolinea anche Luciano Massa, direttore di Show Reel, agenzia di marketing che, unica, ha deciso di puntare sui ragazzi di Freaks: “In Italia mancano le palle. Nessuno rischia, mai. Chi ha rischiato, invece, sono questi ragazzi – perché non avevano nulla da perdere”. Se è vero che i media sono lo specchio di un paese per i loro contenuti, Dogliani mostra quanto lo siano anche nelle sue strutture: un paese pieno di coraggio e di umanità in modo trasversale (e transgenerazionale), come ci testimoniano i corrispondenti di guerra – e acuto nell'analizzare l'uso dei nuovi media e il loro impatto sui vecchi sistemi. Ma tremendamente arrogante quando si arriva a parlare del ruolo (attivo) dei giovani. I quali però di idee e capacità ne avrebbero da vendere. Il che magari è confortante, perché vuol dire che lo scontro fra generazioni in Italia può avere un esito solo: se noi giovani non abbiamo nulla da perdere, possiamo solo vincere.
Di Claudio Tocchi
Il progetto del nuovo campus dell'università di Torino, che da settembre ospiterà gli studenti di Giurisprudenza e Scienze Politiche, è stato progettato e realizzato con una grande attenzione alla sostenibilità ambientale e al risparmio energetico. Tuttavia, ci si è dimenticati di considerare un fattore tanto fondamentale quanto imprescindibile, ovvero la mobilità degli studenti.
Il potenziale creativo degli artisti, si sa, sotto un regime dittatoriale deve spesso trovare nuove vie sotterranee per potersi esprimere, e nella stessa Europa questo è stato il caso di molti Paesi.
Uno di questi è senz'altro la Slovacchia. Il suo panorama artistico, costretto a una forte censura dal regime socialista, ha poi visto negli anni '80 l'emergere di un'importante scuola post-moderna, con nomi di spicco come quelli di Buban, Szentpetéry e Zelibska.
Ieri sera erano tante le fiaccole accese che si muovevano per le strade del centro di Torino: da piazza Arbarello, passando per via Cernaia e sulle rotaie dei tram in via Pietro Micca, per arrivare infine a piazza Castello. La fiaccolata per il 25 aprile, giorno della Liberazione, nel capoluogo piemontese si svolge il 24 sera ed è diventata un’istituzione, un evento sentito e partecipato. Quest’anno il biscione di torce era ben lungo, più numeroso di quello dell’anno scorso dicono alcuni ragazzi che sfilano dietro al camioncino che suona i Modena City Ramblers e Bella Ciao. Un biscione silenzioso in gran parte, forse per rispetto, forse per troppa serietà, sicuramente non serioso. Arrivata a piazza Castello, la fiaccolata si è spenta e si sono accese le luci del palco, che ospiterà il concertone del 25. Forse però, le istituzioni locali presenti - mancava il sindaco Fassino - non avranno gradito molto ricevere i fischi di un folto gruppo di contestatori che, in modo pacifico ha dimostrato il suo dissenso senza però sminuire una celebrazione che, al di là dello spettacolo, è un monito a esprimersi e difendere i propri diritti. In piazza Castello c’erano anche i ragazzi di “
Lo scorso week-end ho fatto un salto nella vicina Milano per curiosare tra gli stand di 









